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Home Notizie Cultura Gli Evangelisti non ne parlano, i Sardi lo celebrano, è S’Incontru (27)

Gli Evangelisti non ne parlano, i Sardi lo celebrano, è S’Incontru (27)

Sardegna simbolica - Una rubrica dedicata alla spiritualità del popolo sardo

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Di Lorella Marietti

Il mattino di Pasqua, nelle città e nei paesi dell’isola, si svolge il gioioso rito de S’Incontru, il ricongiungimento tra Gesù risorto e Maria sua madre: una cerimonia suggestiva durante la quale i fedeli fanno incontrare le due statue in un simbolico abbraccio.

 

Questo atto è il momento culminante di una sentita processione formata da due diversi cortei, uno maschile per accompagnare il Risorto e uno con le donne e i bambini per scortare la Madonna alla ricerca dell’amato figlio, che procedono separatamente lungo le strade fino a riunirsi festosamente e poi proseguire tutti insieme verso la chiesa per la solenne Messa pasquale.

 

Le varianti di questa antica cerimonia sono diverse. Per esempio a Santa Margherita di Pula, al momento dell’atteso incontro, viene tolto il velo nero alla Madonna vestita a lutto e le due statue vengono avvicinate come a rappresentare un bacio materno che fa esplodere di giubilo la folla.

 

Invece a Mogoro i portatori delle due statue compiono tre genuflessioni e, tra applausi e fuochi d’artificio, ecco che la Madonna abbandona il lutto e ritorna all’abito azzurro, imitata dalle donne del corteo che voltano il loro scialle nero e mostrano i fiori ricamati sull’altro verso.

 

A Domusnovassa priorissa” (la prioressa della Confraternita femminile) toglie il manto nero alla Madonna e fa volare due colombe tenute fino a quel momento ai suoi piedi, mentre le campane suonano a festa e i fucilieri sparano a salve in aria.

 

A Capoterra le due statue si uniscono in un ideale abbraccio su un tappeto di petali ed erbe aromatiche, mentre ad Alghero, a Iglesias e a Bolotana le statue di Maria e Gesù si inchinano l’una all’altra prima che le due processioni si fondano in una.

 

A Cagliari si celebra S’Incontru con la Madonna Gloriosa, la statua che indossa la veste candida e la corona per indicare l’Assunzione in cielo accanto al Figlio risorto, così come a Santu Lussurgiu si canta il “Regina Coeli” durante il rito per simboleggiare che Maria partecipa alla stessa gloria del Cristo, anticipando la sorte finale a cui sono chiamati tutti.

 

In luoghi come Iglesias e Siliqua partecipano a S’Incontru anche un bambino e una bambina vestiti da san Giovanni apostolo e santa Maria Maddalena, che nel Vangelo sono entrambi presenti ai piedi della Croce di Gesù insieme alla Madonna. A Buddusò un lungo murale dell’artista contemporaneo Mario Gaspa testimonia l’importanza che ha questo rito per l’intero paese.

 

Qual è l’origine di S’Incontru? È probabile che siano stati gli Spagnoli ad introdurre in Sardegna questa cerimonia nel XV secolo, ma la cosa singolare è che nel Nuovo Testamento non c’è alcun accenno all’incontro tra la Madonna e il Risorto, il quale si mostra invece a molte altre persone: a Maria di Magdala, alle pie donne, ai due di Emmaus, a Pietro e agli Apostoli e perfino «a più di cinquecento fratelli in una sola volta» (1 Cor 15,6).

 

Nonostante questa assenza registrata nelle Scritture, la Chiesa antica ha sempre creduto che Gesù, appena risuscitato, sia apparso a sua Madre prima che a ogni altro. Lo riportano i padri orientali, tra cui san Efrem il Siro (IV secolo) e san Romano il Melode (V secolo).

 

In occidente anche sant’Ambrogio dichiara che «Maria fu la prima nel vedere e la prima nel credere alla Risurrezione di Cristo» (De Virg, 1, 3), così come san Bernardo scrive che «Maria prima fra tutti, vide il Signore risuscitato» (Sermo de Resurr. Dom.).

 

Ciò viene affermato pure nella famosa Legenda aurea del beato Giacomo da Varazze, vescovo di Genova (XIII secolo), come anche negli scritti di numerosi santi e sante dei secoli successivi, da sant’Ignazio di Loyola a Santa Brigida di Svezia, a Santa Teresa d’Avila.

 

Anche il mondo dell’arte accoglie questa idea e contribuisce a diffonderla, dapprima con le miniature bizantine e poi, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, con le opere che raffigurano in tutta Europa l’apparizione del Risorto a sua madre, dai dipinti fiamminghi alle opere italiane di Guido Reni, il Guercino e Tiziano, fino al tardo Rinascimento spagnolo di El Greco.

 

In Spagna la devozione popolare e le Confraternite riprendono questo tema, tuttora presente nelle cerimonie pasquali di città come Malaga e Siviglia, mentre in Italia l’incontro tra il Risorto e sua Madre è celebrato, oltre che in Sardegna, in buona parte del centro-sud, Abruzzo e Calabria in testa.

 

Tante forme di espressione, una convinzione comune e un consenso unanime: ma da dove nasceva questa idea? La fonte è inaspettata perché riguarda i cosiddetti vangeli apocrifi fioriti nei primi secoli cristiani, la cui denominazione rimanda in greco a qualcosa di “nascosto, segreto” e questo finirà per coincidere con il concetto di “falso”, in contrapposizione a ciò che era “canonico”, ossia il racconto evangelico ufficialmente accolto dalla Chiesa.

 

Bisogna dire che gli scritti apocrifi erano anche un genere letterario, nato per colmare vuoti biografici come l’infanzia di Gesù, e sovente avevano degli eccessi fantasiosi come per esempio i capricci e le malefatte di un fanciullo divino che provocava paralisi, morti e cecità a quanti lo contraddicevano, salvo poi pentirsi e rimediare, oppure compiva prodigi infantili come plasmare animaletti col fango e renderli vivi per impressionare gli amichetti, impermeabilizzare il mantello della mamma, ecc.

 

Vi erano però dei contenuti apocrifi ritenuti non improbabili (o comunque non errati), che forse echeggiavano notizie e informazioni raccolte dall’antica tradizione orale cristiana – la stessa che del resto aveva fatto da base anche ai vangeli canonici – e che sono stati accolti sia dalle arti cristiane che dalla devozione popolare e perfino dalla liturgia, come dimostrano le memorie della natività e della presentazione al tempio di Maria, così come i nomi dei genitori della Vergine, Anna e Gioacchino, sono da ricercare nel primo degli apocrifi, il Protovangelo di Giacomo, databile tra il 150 e il 200 d.C. (il Vangelo canonico più antico, quello di Marco, è stato redatto tra il 60 e il 70 d.C.).

 

Per quanto riguarda l’incontro del Risorto con Maria, il testo apocrifo che ne parla è il cosidetto vangelo copto di Gamaliele del V secolo (ma sant’Efrem il Siro lo precede, come visto, di un secolo) e in queste pagine si leggono le parole di Gesù alla madre – «Hai versato abbastanza lacrime. Colui che fu crocifisso ora è vivo, parla con te […]» – e le parole di Maria: «Sei dunque risorto mio Signore e mio Figlio […]».

 

In un altro frammento copto, traduzione di un testo più arcaico, il Risorto dice alla madre: «Salve a te, che hai portato la vita a tutto il mondo! Salve, madre mia, mia santa arca, mia città, mia dimora […]. Tutto il paradiso gioisce per merito tuo. […] Tu sarai assisa con me nel mio regno».

 

Parole, queste, che ben si legano all’immagine della Madonna Gloriosa e Incoronata portata in processione durante S’Incontru. Tra l’altro, in modo analogo, un autore del V secolo di nome Sedulio scriveva, a proposito dell’incontro tra madre e figlio, che Maria, inondata dalla gloria del Risorto, anticipa lo sfolgorio della Chiesa.

 

Tutte queste parole apocrife sembrano riecheggiare nella preghiera che la Chiesa rivolge a Maria nel tempo pasquale: «Regina Coeli, laetare. Alleluja!», «Regina del cielo, rallegrati. Alleluja!», proprio per ricordare la gioia di Maria per la risurrezione di Gesù e anche l’attestato di merito pronunciato dal Figlio secondo il racconto copto.

 

Tuttavia, mancando questo evento nel Nuovo Testamento, la posizione ufficiale della Chiesa non è stata sempre favorevole all’inserimento della Madre di Gesù nei fatti della risurrezione, come dimostra per esempio nel 1577 la Bolla Sabbatina di papa Gregorio XIII.

 

In tempi recenti il tema è stato ripreso da Giovanni Paolo II nell’Udienza Generale del 21 maggio 1997, in cui il papa dice che il silenzio delle Scritture «non deve portare a concludere che, dopo la Resurrezione, Cristo non sia apparso a Maria; ci invita invece a ricercare i motivi di una tale scelta da parte degli evangelisti» che «è, forse, attribuibile al fatto che una simile testimonianza avrebbe potuto essere considerata, da parte di coloro che negavano la resurrezione del Signore, troppo interessata, e quindi non degna di fede».

 

Inoltre il papa evidenzia che l’incontro di Maria con il Risorto sarebbe stato coerente non solo da un punto di vista psicologico e affettivo, ma anche logico e cronologico: «La Vergine, presente nella prima comunità dei discepoli (cfr At 1,14), come potrebbe essere stata esclusa dal numero di coloro che hanno incontrato il suo divin Figlio risuscitato dai morti? È anzi legittimo pensare che verosimilmente la Madre sia stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso. L’assenza di Maria dal gruppo delle donne che all’alba si reca al sepolcro (cfr Mc 16,1; Mt 28,1), non potrebbe forse costituire un indizio del fatto che Ella aveva già incontrato Gesù? […] Presente sul Calvario durante il Venerdì Santo (cfr Gv 19,25) e nel Cenacolo a Pentecoste (cfr At 1,14), la Vergine Santissima è probabilmente stata testimone privilegiata anche della risurrezione di Cristo, completando in tal modo la sua partecipazione a tutti i momenti essenziali del Mistero pasquale».

 

I Sardi non sembrano avere dubbi al riguardo e lo dimostreranno anche questa Domenica di Pasqua.

 

 

Immagine: Rito de S’Incontru a Cagliari, fonte web: Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso Facebook.

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