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Halloween vs Is Animas (70)

Perché la festa anglosassone del soprannaturale è in continua ascesa mentre la festa sarda delle Anime rischia di scomparire? La risposta è nell'antropologia e nel marketing.

Is Animeddas

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Di Lorella Marietti

La tradizione sarda di Is Animas (o, a seconda delle zone, Is Animeddas, Su Mortu Mortu, Su Prugadoriu, Is Panixeddas) e la festa di Halloween – originaria dell’Irlanda e poi diffusa negli Stati Uniti dagli emigrati – hanno alcuni elementi in comune: il periodo dell’anno, il tema della vita ultraterrena, il rituale della questua porta a porta effettuata dai bambini e perfino la presenza della zucca intagliata e illuminata. Ma le differenze sul piano simbolico e antropologico sono notevoli.

 

Entrambe le feste si radicano nella credenza che la morte sia un passaggio verso una nuova forma di esistenza, ma il tono è profondamente diverso: macabro e grottesco nel caso di Halloween, più semplice e sacrale nel caso di Is Animas.

 

In entrambi i casi l’infanzia è considerata un ponte tra mondo terreno e ultraterreno. I bambini, in quanto “non adulti” e capaci di “pensiero magico” dove finzione e realtà si confondono, rappresentano uno status di passaggio o “soglia” simile a quello dei defunti, il cui corpo rimane qui mentre l’anima va oltre. Ma questa funzione mediatrice infantile assume nelle due feste ruoli opposti.

 

Nella tradizione di Is Animas, i bambini sardi impersonano simbolicamente le anime dei morti e il loro andare di casa in casa chiedendo dolci tradizionali e frutta secca è finalizzato al cordoglio comunitario e al nutrimento della memoria, come traspare dai loro vari ritornelli: “carchi cosa a sas ànimas” (qualcosa per le anime), “si onada a is animas?” (ci dai per le anime?), “a fagher bene a sos mortos!” (a far bene ai morti!), “seus benius po is animeddas” (siamo venuti per le piccole anime).

 

Questo rituale si ricollega al meccanismo cristiano di suffragio per le anime del purgatorio – come indica esplicitamente il termine Su Prugadoriu utilizzato in alcuni paesi sardi – trasformando la questua infantile in un contributo spirituale al passaggio delle anime in Paradiso.

Già nel Medioevo erano diffusi in Europa rituali di elemosina chiamati “souling, nei quali i bambini, i mendicanti e talvolta i fornai andavano di casa in casa chiedendo cibo in cambio di preghiere alla Vigilia di Ognissanti (31 ottobre), a Ognissanti (1 novembre) e nel giorno dei Defunti (2 novembre). Il dono principale era la “soul cake” (torta dell’anima), una focaccina rotonda, e la questua – incoraggiata dalle autorità ecclesiastiche locali – era un atto di carità cristiana e un modo per la comunità di onorare collettivamente i propri defunti, combinando elemosina e spiritualità.

 

Nel caso di Halloween, viene messa in atto una strategia inconscia volta a neutralizzare la paura ancestrale dell’aldilà, e in particolare degli spiriti maligni, attraverso un meccanismo di difesa rituale: il travestirsi da “mostri” per nascondersi in mezzo a loro e ingannarli. È lo stesso concetto delle maschere apotropaiche ritrovate nei corredi funebri dei popoli antichi, realizzate con sembianze demoniache per allontanare e confondere gli spiriti malintenzionati dell’oltretomba.

 

In quest’ottica la richiesta di cibo dei bambini di Halloween ha la funzione rituale di placare con offerte l’imprevedibilità degli spiriti, gestendo la loro energia caotica o malevola ed evitando ritorsioni sui vivi. La frase stessa “Trick or treat” mantiene nella lingua originale l’ambiguità tra benevolenza e minaccia. “Trick” significa anche imbroglio o malizia, indicando perciò un brutto scherzo. Infatti negli anni ‘30 americani, quando Halloween divenne popolare, gli scherzi erano anche pesanti, come lanciare uova contro le porte o spostare oggetti dai giardini delle case.

Dal punto di vista antropologico e psicologico, lo scherzetto esprime la potenziale “vendetta” che lo spirito del defunto può scatenare se non placato con l’offerta e il bambino mascherato è il mediatore di questo ultimatum.

 

Queste differenze tra il rituale sardo e quello anglosassone rispecchiano l’ambivalenza intrinseca che l’essere umano prova nei confronti dei defunti. Il celebre antropologo James Frazer ha documentato che nei vari popoli l’atteggiamento rituale verso i defunti è dominato sia da affetto e rimpianto, che da timore e paura. In entrambi i casi l’aspetto rituale ha lo scopo di canalizzare e gestire questi stati d’animo, sebbene con strategie diverse. L’approccio di Is Animas mostra come i defunti vengano integrati affettivamente nel ciclo di continuità sociale della comunità. Il rispetto è dimostrato attraverso la carità sacra e l’atto del ricordo. Al contrario, Halloween mira ad esorcizzare la paura dell’aldilà attraverso una messa in scena ludica e trasgressiva del terrore: una concezione più primitiva e tribale, basata sulla credenza che lo spirito del defunto sia suscettibile e incline a far ricadere sui vivi il proprio scontento.

 

Ma perché la festa di Is Animas è scomparsa in numerosi paesi sardi, pur mostrando ancora forte resilienza in alcuni luoghi, mentre il successo globale di Halloween aumenta di anno in anno?

La risposta si trova nella crescita sociale della paura della morte e nel bisogno collettivo di allontanare le paure ancestrali. Il marketing è estremamente efficace nel fornire prodotti ed esperienze che soddisfano questo bisogno psicologico, trasformando un’emozione negativa in un prodotto di intrattenimento positivo.

 

Halloween capitalizza su diverse paure inconsce: la morte e l’aldilà (scheletri, fantasmi, cimiteri), l’oscurità e l’ignoto (la notte, le ombre, creature nascoste), il contagio e la deformità (zombi, mummie, creature mutate). Il macabro ludico fornisce stimoli che esorcizzano paure innate come essere aggrediti, perdere qualcuno, sentirsi impotenti.

 

Il successo commerciale si basa sul concetto di “paura controllata” o “terrore ricreativo”. Comprare un costume, decorare la casa o visitare un parco a tema horror permette di sperimentare la paura senza reale pericolo. Il merchandising offre gli strumenti per questa esperienza sicura, permettendo alla comunità di esercitare un controllo simbolico sull’oggetto del suo terrore.

 

Inoltre, a livello sociale, la condivisione dell’esperienza crea un senso di comunità. Il merchandising – costumi di gruppo, decorazioni a tema – favorisce questo senso di appartenenza come risposta alla paura dell’esclusione sociale. La pressione a partecipare, decorare o vestirsi spinge i consumatori a comprare prodotti per non sentirsi esclusi.

 

Lo conferma la spettacolarizzazione commerciale che la festa ha subìto negli Stati Uniti degli anni ‘30, quando aziende come la Ben Cooper Inc. di New York cominciarono a produrre su scala industriale costumi di vampiri, zombie, lupi mannari, fantasmi, scheletri, streghe, venduti nei primi supermarket insieme a caramelle e decorazioni specifiche per Halloween, contribuendo alla diffusione del “dolcetto o scherzetto”.

 

Tutto questo potenziale è assente nella festa di Is Animas, dove il cibo è caratterizzato da dolcetti artigianali e frutta secca, e i costumi dei bambini nascono semplici e uniformi: un sacco bianco sulle spalle, oppure stracci che richiamano il souling medievale.

 

Invece Halloween, sviluppatosi nella patria del marketing, ha visto la cultura pop amplificare l’iconografia horror e così il macabro si è trasformato in mezzo di intrattenimento di massa, oscurando le funzioni rituali e apotropaiche originali, e perdendo l’alfabeto del linguaggio simbolico che caratterizza tanto l’inconscio quanto i rituali.

 

Così oggi, mentre la Chiesa critica Halloween e la sua diffusione nelle comunità cristiane, esortando a spostare l’accento dalla paura all’amore e dalle tenebre alla luce, appare evidente che ignorare certi meccanismi – sia dell’animo umano che del mercato – non aiuta a vivere con piena consapevolezza e libertà.

 

È interessante notare che nell’intera Bibbia la frase più ripetuta è “non avere paura” o “non temere”, che appare ben 365 volte, come a ricordarcelo ogni giorno dell’anno.

Inoltre, l’idea apotropaica di allontanare gli spiriti maligni con altri spiriti maligni (come il travestimento di Halloween) viene condannata nel Vangelo di Luca: qui Gesù, dopo aver liberato un uomo posseduto ed essere stato accusato per questo di essere un emissario del diavolo, risponde che i demoni non si scacciano con altri demoni, ma con il dito di Dio.

 

Immagine: La festa di Is Animeddas in Sardegna. Fonte web: Sardegnaturismo.

 

 

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