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CULTURA – “L’immaginario” sardo è affollato

Siamo avidi di storie, di racconti, di poesia. Di vita e di morte

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Di Salvatore Satta

L’immaginario sardo è affollato.

E’ costituito da persone reali, personaggi fantastici, da santi e da eroi e banditi, personaggi biblici e da poeti e, ogni giorno, cerchiamo di affollarlo sempre di più.

 

Noi Sardi siamo avidi di storie, di racconti, di poesia. Di vita e di morte.

Ognuno che viene ricordato, viene riportato in vita con tutto il suo carico di aneddoti, i quali continuamente si auto-generano.

 

Questo lavoro collettivo di memoria è, per sua natura, a brandelli e tutti possono contribuire ad accrescerlo con i propri ricordi.

 

Infatti la memoria non è il passato, che può essere archiviato ed è, storicamente consultabile e uguale per tutti, ma è qualcosa che appartiene alle persone e, come tale, palpitante di vita, imperfetta e incompleta, diversa per ognuno di noi, anche se riferita allo stesso fatto.

La memoria è in grado di dare vita e voce, assolvendo, così, al suo massimo compito.

Riesce a dare vita a chi vita, magari, non ha più, o non ne ha mai avuto.

E voce a chi voce non ha più o non ha mai avuto.

 

Tutti coloro che ascoltano prendono parte alla riesumazione e alla ricomposizione all’interno di un mondo più reale di quanto si pensi.

 

Il nostro comune immaginario, alimentato in continuazione sia dalla memoria sia dalla cronaca, che dalle letture, ci permette, comunque, nonostante l’affollamento sempre in divenire, di avere una solida base di idem-sentire, per cui riusciamo a parlare anche in modo anti-frastico e in ‘’suspu’’.

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