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CULTURA – Il carnevale sardo tra il “fertilistico e il consumistico”

Collegato al ciclo agrario di morte e rinascita

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Di Salvatore Satta

Al di là delle valide ipotesi etimologiche cui sottendono altrettanto valide e affascinanti ipotesi circa l’origine del Carnevale sardo (accadico-sumerica, riti dionisiaci), è certo che esso sia collegato al ciclo agrario di morte e rinascita.

 

Dopo il solstizio d’inverno, che rappresentava, per l’uomo preistorico, il periodo dell’anno più spaventoso e terrorizzante, in cui le giornate erano sempre più corte, il sole sempre più piccolo e lontano, il freddo sempre più pungente, e credeva di avviarsi a morte certa, il ritorno del sole e quindi della vita veniva salutato con feste e grida di esultanza.

 

Tutte queste feste costituiscono il Carnevale.

 

In Sardegna i ‘’Mamuthones’’, con il loro incedere disarticolato e scoordinato, il 17 gennaio, davano il via, con simboli sessuali ancestrali, ai riti di fertilizzazione intersecando, in doppia fila, a mo’ di bastoncino, ‘’su ballu tundhu’’, come simbolo di fecondazione che troviamo già negli antichi betili.

 

Oltre ai Carnevali dei vari paesi, Bosa in primis, è, però, con la ‘’Sartiglia’’, prima del palese tentativo di fagocitarla tramite il sincretismo, che si raggiungeva il massimo della simbologia sessuale esplicita con l’esibizione simbolica, smaccata e pubblica, dell’atto sessuale per eccellenza: la penetrazione.

 

E ‘’su compoidori’’ infilzava la stella con la spada o, tanto meglio, con lo stocco, tra il tripudio generale.

 

Viste queste premesse, si capisce benissimo che il Carnevale è la festa più invisa al potere, perché la la meno controllabile, la meno manipolabile e la più radicata nell’anima dei Sardi, coinvolgendo le pulsioni sessuali e quindi l’intero inconscio e la vita nella sua essenza.

 

Mentre il potere politico ed ecclesiastico, in Sardegna, è riuscito facilmente ad eradicare le cerimonie orgiastiche notturne che si compivano presso i santuari campestri sardi , questo non è avvenuto per il Carnevale, almeno per ora, nonostante sia stato sottoposto alla subdola aggressione consumistica riducendolo a puro folklorismo, a spettacolo da consumare superficialmente e acriticamente con gli occhi, senza approfondire ed arrivare al vero significato della festa.

 

Il fenomeno di folklorizzare e banalizzare tutta la cultura sarda, per trasformarla in merce facilmente usufruibile dalle masse, era già stato messo in evidenza da Michele Columbu nel famoso articolo intitolato: Il tuo morto è folk.

 

Il Carnevale, comunque, avendo alla base la trasgressione e la libertà individuale, non sopporta alcuna organizzazione preventiva, nè alcuna omologazione, continuando ad essere, in Sardegna, prevalentemente privato.

 

Festa che coinvolge tutta la comunità, ma non festa comunitaria.

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