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Casette sacrosante (57)

Cumbessias: il cuore rituale delle feste sarde.

Cumbessias-di-S.-Cristina

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Di Lorella Marietti

Accanto ai santuari campestri della Sardegna vi sono antichi villaggi deserti, formati da casette disposte in cerchio attorno alla chiesa o in fila come la via di un borgo, che si popolano come per incanto durante le feste religiose.

 

Si chiamano cumbessias o muristenes e sono architetture uniche nel loro genere, realizzate a partire dal Medioevo per ospitare i pellegrini che venivano a festeggiare il Santo del luogo e che provenivano sia dal paese vicino, sia da altri territori. In entrambi i casi, le persone lasciavano le loro abitazioni e si trasferivano temporaneamente in queste casette per alcuni giorni, di solito nove.

 

Da questa usanza nasce anche il termine novenàrios, altro nome con cui sono conosciuti questi alloggiamenti, perché i pellegrini si ritrovavano qui nove giorni prima della festa per pregare le novene e i gosos al sorgere del sole e al tramonto, oltre che per condividere momenti di forte socializzazione: preparazione di piatti tipici e arrosti, balli folcloristici, canti notturni in lingua sarda, gare poetiche d’improvvisazione, racconti davanti al fuoco, in un clima di allegra fraternità e reciproca ospitalità.

 

A seconda dei luoghi si assisteva anche alle corse a cavallo, vere e proprie prove di abilità acrobatica offerte come ringraziamento al Santo, tuttora diffuse in diversi paesi dell’isola. Non mancavano neppure gli spazi “fieristici”, come scriveva nel 1677 il padre Cappuccino Jorge Aleo a proposito della festa di sant’Antioco:“si tiene una fiera dove si vende di tutto; viveri di ogni genere, pane, vino, carne di tutti i tipi, tantissime barche da pesca, e tutti i tipi di doni che un uomo può desiderare”. Anche il giornalista Vittorio Angius (1797-1862) riportava che a Pabillonis nel 1839 “intorno alla chiesa di San Giovanni, il rettore Ignazio Soru, rinnovò le loggette per botteghe di rivenditori delle annuali feste”.

 

Oggi la pratica del trasferimento nei novenari è diventata sempre più rara e questi alloggi così caratteristici vengono usati molto meno di nove giorni, oppure relegati a funzioni secondarie, o in alcuni casi rimangono del tutto inutilizzati.

 

Ma qual era l’origine di queste casette? L’ipotesi più comune è che fossero di ispirazione mediorientale e fossero state diffuse dai monaci cristiani bizantini (detti anche basiliani dal loro fondatore san Basilio) che si stabilirono in Sardegna a partire dall’VIII secolo, oppure dai monaci camaldolesi che avevano stretti rapporti con il medioriente cristiano. In effetti i novenari sardi possono ricordare la tipologia della “laura” cristiana orientale, composta da un agglomerato di celle o di grotte di monaci, con una chiesa e, talvolta, un refettorio nel mezzo.

 

Tuttavia una domanda sorge spontanea: come mai questa tipologia architettonica s’incontra solo in Sardegna? E perché manca in altre regioni italiane, o anche spagnole, dove l’influsso monastico dell’Oriente cristiano fu ugualmente forte?

 

Forse si trattò di un innesto tra il cristianesimo e il culto nuragico, visto che anche negli insediamenti preistorici sardi sono state ritrovate tracce di alloggi intorno ai luoghi sacri. E magari questa morfologia nuragica fece venire in mente ai monaci, per associazione di idee, la biblica festa delle Capanne (o Sukkot), che presenta diversi elementi in comune con la tradizione sarda di festeggiare i Santi nelle cumbessias.

 

Del resto non sarebbe la prima volta che una tradizione sarda è riconducibile alla Bibbia. Basta pensare al battesimo dei neonati, portati in chiesa nel loro ottavo giorno di vita, seguendo la descrizione del vangelo di Luca in cui Gesù è portato al tempio otto giorni dopo la sua nascita. E c’è pure il “nara cixiri” dei Cagliaritani (la richiesta di ripetere la parola “ceci”) nel racconto dell’insurrezione del 1794 contro i Piemontesi: questa parola di riconoscimento imita lo schema biblico dello “shibboleth” (la richiesta di ripetere la parola “spiga”) dei Galaaditi contro gli Efraimiti, nel Libro dei Giudici.

 

Nel caso della festa delle Capanne, si legge nel libro di Neemia (8,16-17) che i pellegrini giunti a Gerusalemme, così come gli stessi abitanti della città, soggiornavano nei giorni dei festeggiamenti in capanne fatte con le frasche, costruite nel recinto del Tempio o anche nelle vie e nei cortili tutti intorno. In questi alloggi provvisori tutti pregavano, dividevano i pasti, danzavano e lodavano Dio con i salmi dedicati a queste occasioni: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (sal 133,1).

 

Lo stesso Gesù, nel vangelo di Giovanni, sale a Gerusalemme proprio in occasione della festa delle Capanne, gettando un ponte tra l’Antico e il Nuovo Testamento, e in quest’ottica la sua presenza può anche offrire una base evangelica alla tradizione sarda dei pellegrinaggi nelle “capanne”.

 

Ancora più evidente appare il legame con un altro termine utilizzato nel Campidanese, “glorias”, per indicare le baracche ricoperte di foglie di palma dove, da settembre a novembre, si allestivano su lunghissimi tavoli le cene delle feste patronali.

 

Il nome glorias rimanda a un altro elemento biblico della festa delle Capanne: le “nubi di gloria”, segno della provvidenza (anche alimentare) di Dio. Queste accompagnano i Giudei che soggiornano nelle loro dimore precarie durante l’esodo nel deserto.

 

Sono analogie interessanti perché, secondo gli studiosi, la festa delle Capanne, o Sukkot, sembra essere stata dimenticata dalla Chiesa nonostante compaia nel Vangelo, a differenza delle altre due feste bibliche che sono state riprese nel Nuovo Testamento e hanno ricevuto una nuova interpretazione cristiana: Pesach-Pasqua e Shavuot-Pentecoste.

 

Sembrerebbe, allora, che la tradizione cristiana sarda abbia recuperato e fatto proprio il concetto della festa delle Capanne, adottandone modalità e alloggiamenti, in parallelo e in simbiosi con la liturgia ufficiale.

 

Immagine: Muristenes della chiesa di S. Cristina, Paulilatino. Foto di Franco Stefano Ruiu. Fonte web: Sardegna Digital Library.

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