ROMA > Inizia a diradarsi la nebbia inquisitoria che ha aleggiato su una vicenda giudiziaria dai contorni oscuri e tutti ancora da chiarire, se non addirittura da smentire clamorosamente, per riabilitare infine la figura del Cardinale di Pattada, Angelo Becciu.
D’altronde sono davvero tanti (troppi) gli indizi venuti alla luce in questi ultimi mesi che fanno ipotizzare si sia consumata un’autentica “congiura di palazzo” ai danni del porporato sardo, estromettendolo di fatto dagli uffizi nei quali ricopriva delicati e prestigiosi incarichi, nonché e soprattutto, fare di tutto per escluderlo dall’ultimo Conclave.
A carico di Francesca Immacolata Chaouqui, accusatrice del Cardinale Becciu, il tribunale vaticano ha infatti aperto un fascicolo con tre pesanti capi d’accusa: il primo per traffico di influenza, per aver ricevuto danaro da un’altra testimone al fine di condizionare il principale accusatore di Becciu, il monsignor Alberto Perlasca; il secondo capo di imputazione è falsa testimonianza in dibattimento, il terzo è subornazione, per aver indotto un altro testimone a dare false dichiarazioni nel processo.
Insomma, tutte accuse che mettono seriamente nei guai colei che negli ambienti della curia di Roma è soprannominata “la papessa”, appellativo che le è stato affibbiato viste la dimestichezza e disinvoltura nel muoversi all’interno delle ovattate stanze del potere d’Oltretevere.
Chiamata da Papa Francesco a collaborare per la riforma delle finanze vaticane, era finita al centro dello scandalo Vatileaks 2 e per questo nel 2016 era stata condannata a dieci mesi di reclusione, con pena sospesa per cinque anni, in concorso con monsignor Lucio Vallejo Balda.
