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OLIVICOLTURA – Stime sulla produzione 2023 / 2024

Siccità e costi elevati minano il percorso futuro

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Di Salvatore Loriga

Siamo nella fase fenologica di indurimento del nocciolo ed in alcune aree della Sardegna iniziano a vedersi gli effetti del clima caldo umido, che ha creato grosse problematiche di fecondazione e di cascola delle olive.

 

Infatti, sia alla fine del mese di maggio e prevalentemente nel mese di giugno, si è avuto un andamento climatico alquanto variabile.

 

Con la mattina caratterizzata dal caldo e nel pomeriggio da una pioggia temporalesca, manco ci fosse un appuntamento fisso ed immancabile, il polline delle mignole di olivo, che ricordo ha una impollinazione anemofila, ossia il trasporto del polline avviene tramite il vento, ha avuto notevoli problemi, oltre a fenomeni di marcescenza delle mignole, specie nelle zone meno ventilate.

 

Adesso, a dare un ulteriore colpo di grazia, in questo mese di luglio, ci ha poi pensato l’anticiclone Caronte con le sue temperature, troppo spesso ed a lungo, sopra i 40 gradi, proprio nelle fasi più sensibili di crescita ed indurimento del nocciolo.

 

Proprio a causa della concomitanza di queste avversità climatiche, non si pensa che ci sarà una campagna olearia ricca in Sardegna.

 

Le aspettative iniziali, conseguenti alla elevatissima mignolatura presente ai primi di maggio, che appariva eccezionale e faceva prevedere un’annata di super carica, che avrebbe compensato la bassa produzione del -27% della campagna olearia precedente, e portato la produzione sarda a livelli molto interessanti.

 

Ora, dopo diverse settimane dalla mignolatura e conseguente allegagione, con le drupe ben visibili e nella fase di indurimento del nocciolo, ci si è resi conto che anche questa non sarà un’annata da ricordare, anche se la presenza della olive è tale da poterla considerare un’annata media, con una produzione del 55-60% di una campagna di piena carica.

 

Come sempre, e la campagna olearia precedente lo ha messo ben in evidenza, in Sardegna avremo ancora una situazione a macchia di leopardo, con aree con produzione normale ed altre con bassissima o nessuna produzione.

 

“Sarà un’annata media, – asserisce Antonello Fois presidente dell’APOS, Associazione Produttori Olivicoli Sardi, l’Organizzazione di Produttori olivicoli oleari della Sardegna che, per numeri e operatività, risulta essere la realtà di riferimento regionale – e l’unica nota positiva di questo caldo oltre i 40°C è che la mosca dell’olivo, con il riassorbimento dei follicoli ovarici, potrà fare solamente punture sterili”.

 

“E’ indubbio che il prodotto finale, ossia l’olio extra vergine di oliva sardo, notoriamente quasi tutto di altissima qualità,  abbia la giusta remuneratività e puntare sulla qualità non può che essere il nostro obiettivo – dice ancora il Fois.”

 

“Infatti la nostra O.P., che comprende più di 1.000 soci, su 2.200 Ha sparsi in tutta la Sardegna, e che contribuisce alla commercializzazione di oltre 1.600 q.li di olio EVO, ha lo scopo di supportare i propri soci a modernizzare le proprie aziende, favorire la formazione ed il miglioramento della qualità, proprio per abbattere i costi ed aumentarne la redditività – conclude il Presidente Fois”.

 

Visionando i dati ISMEA – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – l’Italia in genere è la terra dell’olio, è il primo Paese consumatore, ma anche il primo importatore, cosi come è il secondo Paese produttore ed anche il secondo Paese esportatore, dopo la Spagna a livello mondiale, con una produzione nazionale di olio EVO in costante calo, passando dalle 500 mila tonnellate del 2009 alle 241 mila tonnellate della campagna olearia 2022/2023.

 

In questo panorama italiano la Regione Sardegna è una piccola produttrice, con una produzione di appena 80/90.000 q.li di olio, pari all’1,3-1,5% dell’intera produzione italiana, ottenuta da 43.183 ettari di superficie olivetata, ma con una qualità di altissima eccellenza.

 

Aziende sarde con una situazione fondiaria che non aiuta, con una superficie media di 1,18 Ha per azienda, ubicate per il 40% nel Nord dell’isola (prevalentemente tra Sassari, Sorso, Sennori ed Alghero), ma che nonostante le ridottissime dimensioni riescono a valorizzare benissimo le loro produzioni.

 

Infatti con i numeri sopra citati, ossia con una produzione molto modesta rispetto al contesto nazionale, le aziende sarde riescono a commercializzare la Dop Sardegna talmente bene, che è la terza Dop oleicola più venduta a livello nazionale nella Gdo (Grande distribuzione organizzata).

 

Se la Sardegna olivicola vuole crescere, ha un’unica strada ed è che gli imprenditori si attivino ad impiantare nuovi oliveti e contestualmente la Regione si adoperi a ridurre ulteriormente il peso della burocrazia, sia per gli imprenditori che per i circa 90 frantoi sardi funzionanti, sui 140 censiti a livello regionale.

 

Strada che potrebbe essere intrapresa, proprio nelle aree più vocate della nostra Regione, come nel territorio algherese del Nord Sardegna, dove ci sono due aziende agricole di proprietà della Regione Sardegna, Mamuntanas e Surigheddu, rimaste chiuse per circa 40 anni.

 

Moltissimi, tra imprenditori e politici, hanno cercato di trovarle una forma d’uso, spesso al di fuori del contesto agricolo e spessissimo e solamente nei periodi elettorali, senza mai trovar loro una giusta collocazione, ed infatti sono ancora chiuse!

 

La loro utilizzazione in un contesto oleicolo, non ancora contingentato dalla normativa comunitaria e speriamo che non lo sia mai, valorizzerebbe ancor più il territorio, sia a livello produttivo che a livello paesaggistico, ma creerebbe un reddito pluriennale sia a livello imprenditoriale che occupazionale.

 

Dando un’occhiata al livello produttivo globale, ossia a livello del bacino mediterraneo, si può affermare che il quadro produttivo è addirittura destinato a peggiorare, a causa del perdurare della siccità sia in Spagna, primo produttore mondiale, che in buona parte del Mediterraneo.

 

In sintesi, si può dire che per la prossima campagna olearia 2023/2024 ci sarà indubbiamente meno materia prima, ossia meno olive, e che non ci sarà senz’altro olio extra vergine di oliva per tutti.

 

Infatti tra minor produzione per siccità ed episodi climatici estremi, oltre a costi di produzione, energetici e di confezionamento, in salita, il prezzo dell’olio EVO sarà indubbiamente più alto, con evidenti ricadute sui consumi.

 

Nel complesso, quindi, la campagna olivicolo-olearia sarda si prospetta medio carica, ma non ricca come qualcuno si auspicava durante la fase di fioritura, e la produzione e redditività dell’oro verde sardo si scontra, anche lui, con gli effetti provocati dalla siccità e dall’aumento esponenziale dei costi che minano il percorso futuro di uno dei prodotti simbolo del nostro territorio.

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