NUORO > “La deliberazione approvata dal Consiglio comunale di Nuoro sulla revisione della disciplina europea dell’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari rappresenta un’iniziativa importante a tutela delle produzioni italiane e della trasparenza nei confronti dei consumatori. Ho espresso convintamente voto favorevole perché ritengo che la difesa dell’identità delle nostre produzioni sia un valore da preservare. Tuttavia, questo provvedimento deve diventare il punto di partenza di una riflessione molto più ampia sulla competitività della Sardegna centrale.”
Lo dichiara la Consigliera comunale di Nuoro, Maura Chessa, a margine dei lavori di Confindustria Sardegna Centrale svoltisi venerdì 10 luglio nel capoluogo barbaricino.
“L’Assemblea di Confindustria Sardegna Centrale, attraverso gli interventi del presidente Giampiero Pittorra e dell’ex presidente della Regione Angelo Rojch, ha posto con lucidità una questione fondamentale -ha detto Chessa -: la competitività non dipende soltanto dalla qualità delle imprese, ma dalla capacità dei territori di offrire condizioni favorevoli per investire, innovare e creare occupazione. Possiamo modificare le norme sull’origine dei prodotti, ma se un imprenditore continua a sostenere costi energetici elevati, collegamenti insufficienti, tempi amministrativi troppo lunghi e un mercato del lavoro impoverito dallo spopolamento, il rischio è che le produzioni continuino comunque ad allontanarsi dai territori interni.”
“È in questo contesto che la ZES Unica può rappresentare molto più di un regime agevolativo – ha aggiunto -. Può diventare il motore di una nuova politica industriale per la Sardegna centrale, a condizione che venga accompagnata da una strategia condivisa tra istituzioni, imprese, Università , ITS e mondo della ricerca. Pratosardo deve diventare il laboratorio di questa strategia. Non soltanto un’area industriale amministrata meglio, ma un luogo nel quale sia realmente conveniente investire, produrre e creare lavoro qualificato. È questa la sfida che Nuoro deve raccogliere. Il Made in Italy non si difende soltanto scrivendo dove nasce un prodotto. Si difende creando territori nei quali le imprese scelgano di restare. La ZES può essere lo strumento. La competitività deve diventare la nostra visione”, ha concluso Maura Chessa.
