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BUDDUSO’ – L’uccisione rituale del maiale

‘’S’ispojoladura’’, una lotta corpo a corpo tra uomo e animale

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Di Salvatore Satta

L’uccisione rituale del maiale avviene per ‘’ispojoladura’’ e consiste nel cercare di colpire il cuore con ‘’su sulone’’ (la lunga lesina), raggiungendolo in modo longitudinale, partendo da ‘’su pojolu’’ (la fossetta che si trova immediatamente sopra lo sterno, da cui, con una minima pressione, si tocca immediatamente ‘’s’angrastolu’’ (la trachea).

 

Con lo scannamento, la morte, dopo aver leso la giugulare e la carotide, avviene per dissanguamento, mentre con ‘’s’ispojoladura’’, ledendo la trachea, che è organo vitale, la morte è istantanea. Anche ’’su ticchìrriu’’ (verso stridulo e acutissimo), che il maiale emette quando lo stanno uccidendo, è l’aria contenuta nei polmoni che sfiata attraverso la lesione della trachea che funge da ancia, ma l’animale è già morto.

 

‘’S’ispojoladura’’ viene realizzata tramite una lotta corpo a corpo con il maiale, dopo che questo viene tenuto a digiuno per un paio di giorni, per diminuirne la forza; due persone cercano di tenerlo fermo, per permettere a ‘’s’ispojoladore’’ di compiere l’operazione, anche perché, il maiale non può essere preso di sorpresa, in quanto, la notte precedente, ha fatto un sogno premonitore circa la sua uccisione il giorno seguente.

 

Appena estrae ‘‘’su sulone’’, ‘’s’ispojoladore’’ inserisce, ad incastro, nel buco praticato, ‘’su piru’’, un chiodo di ginepro precedentemente preparato, per impedire al sangue di fuoriuscire.

 

Ora, il maiale viene avvolto in ‘’su calaccasu (elicriso) e gli vengono abbruciate le setole; alla fine, ‘’s’ispojoladore’’, che è il protagonista di tutto il rito, inizia ad aprire, col coltello, la cassa toracica del maiale.

 

All’interno della cassa toracica, si è raccolto, nel frattempo, tutto il sangue dell’animale, fermato nella parte inferiore da ‘’su parasàmbene’’ (diaframma).

 

Dopo averla svuotata del sangue, con un mestolo, si procede a verificare se è stato colpito il cuore, per decidere dell’abilità o meno di ‘’s’ispojoladore’’.

 

A questo punto, dopo aver aperto l’addome ed aver messo in luce il fegato, ’’s’ispojoladore’’ termina la sua opera specialistica, strappando a morsi, pezzi di cuore, di fegato e di polmone ancora caldi per acquisire la forza e il coraggio dell’animale, come insegna il proverbio sardo: ‘’coro mintet coro, e fìgadu e cimone’’ (il cuore mette coraggio, e il fegato e il polmone).

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