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TAVOLA – 25 aprile e i piatti della “Liberazione”

✅ La pasta dei fratelli Cervi, 380 kg offerti al paese di Campegine il 25 aprile del '43

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Di Redazione

25 aprile e i piatti della “Liberazione”. La storia della Resistenza annovera, in  particola modo, un piatto su tutti: la pasta antifascista dei fratelli Cervi, 380 chili di pasta, burro e parmigiano che la famiglia, sterminata dai repubblichini a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943, cucinò per tutto il paese di Campegine un altro 25 aprile, quello del 1943, per festeggiare la caduta di Mussolini.

 

In un manuale pubblicato dall’editore Fausto Lupetti, “Partigiani in cucina”, le autrici Lorena Carrara , Elisabetta Salvinisi raccontano la Resistenza attraverso il cibo e così facendo si fa memoria di quel tempo, oggi che i testimoni diretti, cento anni all’incirca, ci stanno lasciando.

Dalla pasta dei fratelli Cervi offerta a tutto il paese emiliano passando per le lasagne della ricostruzione gustate da Teresa Noce, sopravvissuta ai campi della morte, fino ai 35mila bambini nutriti dalle donne emiliane nel duro inverno 1944/45.

 

Un cibo di guerra, ricette povere, semplicissime, una tavola con quello che si poteva con le poche derrate alimentari e quel plus comprato a borsa nera.

Questo per chi stava in città, fuori, in campagna e in montagna c’erano orti e galline ma anche qui con scorte ridotte.

 

Al Nord della penisola la polenta era il cuore dell’alimentazione; al Sud  rape, cipolle e legumi.

Il pane razionato e fatto con farine di risulta, la pasta un vero lusso. Poi c’erano le bucce di patate, perché non si buttava nulla.

Per non parlare del caffè davvero introvabile, spesso sostituito dal surrogato di cicoria.

Olio se ne trovava al Sud, qualche grasso animale al Nord ma tutto in rarità preziosa.

Se poi eri in montagna, partigiano o in clandestinità, mangiavi quel che c’era e pure in fretta.

 

Giorgio Bocca raccontava di “riso stracotto, patate bollite, castagne e minestra. E ciò che c’era si condivideva con tutta la brigata. Così condividendo pane, sofferenze e speranze s’è fatta la Resistenza.”

 

 

(Ansa)

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