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	<title>Notizie Cultura &#8211; Newsarde.it &#8211; Il quotidiano online</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 12:20:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>🆕 BITTI &#8211; DOMENICA 14 GIUGNO, &#8220;UNA GIORNATA A TEPILORA&#8221;, ESCURSIONE SENSORIALE NEL PARCO REGIONALE</title>
		<link>https://www.newsarde.it/dai-comuni/%f0%9f%86%95-bitti-domenica-14-giugno-una-giornata-a-tepilora-escursione-sensoriale-nel-parco-regionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 06:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dai Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Ambiente Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cronaca Nuoro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Sport Sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[BITTI &#62; Per chi volesse vivere un&#8217;esperienza più unica che rara nel territorio di Bitti e immergersi nello straordinario habitat del Parco Naturale Regionale di Tepilora, domenica 14 giugno non&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BITTI &gt;</strong> Per chi volesse vivere un&#8217;esperienza più unica che rara nel territorio di Bitti e immergersi nello straordinario habitat del Parco Naturale Regionale di <strong>Tepilora,</strong> domenica 14 giugno non può rinunciare alla proposta dell&#8217;associazione <strong>Akimus,</strong> un&#8217;esperienza sensoriale a 360° con escursioni in quad e fuoristrada, corroborate dalla degustazione dei prodotti locali di cui la tradizione bittese è molto ricca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò che il sodalizio socio-culturale bittese propone spazia comunque anche verso ambiti più profondi e contemplativi, con la possibilità di interscambi sensoriali tra i partecipanti che godranno della possibilità di arricchire l&#8217;esperienza escursionistica attraverso profumi, suoni e colori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tepilora</strong> è un vero gioiello della Sardegna, e scoprirla attraverso un&#8217;esperienza sensoriale in quad o fuoristrada è il modo perfetto per unire lo spirito avventuroso alla bellezza selvaggia di quel territorio, esplorando la natura attraverso i cinque sensi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra profumi di macchia mediterranea, suoni del bosco e colori unici, l&#8217;attività unirà il trekking a momenti di consapevolezza e relax, percorrendo un itinerario, solitamente guidato da esperti conoscitori del territorio, che si articolerà su diversi livelli sensoriali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 600; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Olfatto:</strong> Riconoscimento delle essenze tipiche come mirto, corbezzolo, ginepro e sughera;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 600; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Udito:</strong> Ascolto del silenzio, rotto solo dal fruscio del vento tra le fronde degli alberi e dei corsi d&#8217;acqua;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 600; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Vista:</strong> Contemplazione delle formazioni rocciose granitiche, del paesaggio che spazia dal verde dei boschi fino al mare che, nelle giornate terse, può essere visto dalle alture del Parco;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 600; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Tatto:</strong> Contatto diretto con le cortecce degli alberi e le rocce modellate dall&#8217;erosione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;evento, realizzato con il contributo dell&#8217;Ente Parco Tepilora, partirà alle ore 9.oo di domenica 14 giugno e offre, inoltre, la possibilità di usufruire di un tour speciale per i più piccoli, <strong>&#8220;Alla scoperta degli animali fantastici e dove trovarli.&#8221;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per maggiori informazioni e prenotazioni: 329 953 4811 &#8211; 331 365 5622</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>🆕 BRUXELLES &#8211; &#8220;GRAND TABLE 2026&#8221;, TRIONFO DEL DISTRETTO RURALE DELLE BARONIE</title>
		<link>https://www.newsarde.it/cronaca-sardegna/notizie-cronaca-nuoro/%f0%9f%86%95-bruxelles-grand-table-2026-trionfo-del-distretto-rurale-delle-baronie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:57:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Cronaca Nuoro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Economia Sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[BRUXELLES &#62; Si è conclusa con un grande successo la manifestazione Grand Table 2026, svoltasi dal 29 al 31 maggio presso il prestigioso Castello di Merode di Rixensart, nei pressi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BRUXELLES &gt;</strong> Si è conclusa con un grande successo la manifestazione <strong>Grand Table 2026</strong>, svoltasi dal 29 al 31 maggio presso il prestigioso <strong>Castello di Merode di Rixensart,</strong> nei pressi della capitale belga. Tre intense giornate dedicate alla promozione delle imprese e delle straordinarie eccellenze del territorio del <strong>Distretto rurale delle Baronie</strong>, in un contesto internazionale di alto profilo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;evento, patrocinato dalla <strong>Commissione Europea</strong> e dall&#8217;<strong>Istituto per il Commercio Estero (ICE)</strong>, ha rappresentato un&#8217;importante opportunità di visibilità e sviluppo commerciale per le aziende partecipanti, che hanno avuto modo di presentare i propri prodotti, instaurare nuove relazioni e confrontarsi direttamente con buyer, importatori, operatori del commercio, distributori e ristoratori provenienti da diversi Paesi europei. Il programma ha proposto un ricco calendario di incontri, degustazioni, show cooking dedicati ai piatti della tradizione sarda, dibattiti e momenti di approfondimento, offrendo una panoramica completa sulla qualità, la cultura e l&#8217;identità dell&#8217;isola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre quattordici aziende del territorio hanno preso parte all&#8217;iniziativa, portando a Bruxelles una selezione delle migliori produzioni sarde: vini, olio extravergine d&#8217;oliva, pane carasau e spianate, formaggi, salumi, miele, pompia, marmellate, prodotti cosmetici, pane e pasta di grano monococco, insieme a numerose altre eccellenze agroalimentari e artigianali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;evento si è rivelato una preziosa occasione per favorire nuove sinergie internazionali, promuovere collaborazioni commerciali e aprire concrete prospettive di crescita per le imprese coinvolte. Presenti alla manifestazione il presidente del Distretto, <strong>Vincenzo Gallus</strong>, e il suo vice, <strong>Alessandro Luche.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la tre giorni in territorio belga è stata sottolineata l&#8217;importanza strategica dell&#8217;iniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La Sardegna continua a guardare all&#8217;Europa con ambizione, qualità e spirito di innovazione &#8211; ha dichiarato il presidente <strong>Vincenzo Gallus</strong> -. Questa manifestazione rappresenta una grande opportunità per l&#8217;internazionalizzazione delle nostre eccellenze agroalimentari, ma anche dell&#8217;artigianato e del turismo. Un sentito ringraziamento va a tutte le aziende, ai professionisti, ai partner e ai visitatori che hanno contribuito a rendere queste giornate un&#8217;esperienza memorabile.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Soddisfazione è stata espressa anche da <strong>Michele Ruiu,</strong> Direttore Generale del Distretto, che insieme allo staff della direzione ha lavorato per oltre un mese all&#8217;organizzazione per la partecipazione delle imprese: &#8220;È stato uno sforzo importante, ma ci ha consentito di gettare basi solide per la realizzazione di un hub permanente a Bruxelles dedicato alle eccellenze agroalimentari e produttive del nostro territorio. Un progetto che potrà svilupparsi grazie alla collaborazione di professionisti qualificati e al supporto dell&#8217;ICE, che ci accompagnerà nelle prossime fasi organizzative.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bilancio finale dell&#8217;evento estremamente positivo, a conferma del crescente interesse del mercato europeo verso le produzioni di qualità provenienti dalla Sardegna, rafforzando il percorso di internazionalizzazione delle imprese e la valorizzazione dell&#8217;identità economica e culturale del territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per proseguire su questa strada ben tracciata, presidente, vicepresidente e direttore del Distretto Rurale della Baronia invitano le imprese che vogliono aderire ed essere coinvolte nelle prossime attività a contattare gli uffici al seguente indirizzo mai: distretto.baronie@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Civiltà digitale e Maria: un incontro inatteso.</title>
		<link>https://www.newsarde.it/cultura-sardegna/civilta-digitale-e-maria-incontro-inatteso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo Bruno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 06:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[La madre di Gesù ha sempre ispirato molti campi della cultura umana, dalla pittura alla musica, dall&#8217;architettura alla scultura, dalla letteratura all’arte popolare. Anche oggi che siamo immersi nel mondo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La madre di Gesù ha sempre ispirato molti campi della cultura umana, dalla pittura alla musica, dall&#8217;architettura alla scultura, dalla letteratura all’arte popolare. Anche oggi che siamo immersi nel mondo degli algoritmi, la postura interiore mariana continua a offrire una nuova ricchezza di prospettive. Così tre relatori &#8211; un comunicatore digitale, uno psicologo e un teologo &#8211; si sono confrontati durante il convegno «La via di Maria al tempo dei social: custodire meditando nel cuore», organizzato dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) nell&#8217;auditorium della basilica di Quartu Sant&#8217;Elena.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo l’introduzione del moderatore Nicola Puddu, cronista e già direttore di Radio Sant’Elena, sono seguiti i saluti del padrone di casa, il parroco don Alfredo Fadda che ha tenuto a battesimo il neonato gruppo quartese del MEIC, ed è stato poi il turno della loro “madrina”, la delegata regionale del MEIC Maria Lucia Baire, che ha ricordato le origini storiche e culturali di questo importante movimento diocesano e nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La parola è stata passata al primo relatore, il comunicatore digitale Giampaolo Bruno, che è subito entrato in tema con una domanda diretta: «Quanti di voi stamattina, dopo esservi alzati, avete guardato il telefonino?». Il gesto dello scroll, quel continuo scorrere di contenuti, è ormai diventato il rito quotidiano di miliardi di persone. Gli algoritmi sono progettati per contendersi la nostra attenzione e il nostro tempo di permanenza sui social. I contenuti che generano rabbia, sdegno e paura ricevono più interazioni e si diffondono di più, perché la «faccina arrabbiata» vale cinque volte un «mi piace», mentre i contenuti sfumati vengono penalizzati. Il risultato sono le «echo chambers» e i «confirmation bias»: bolle di realtà su misura che confermano le nostre convinzioni, sottraggono la capacità di sorprenderci o cambiare idea, e premiano la reazione di pancia a scapito del pensiero critico.</p>
<p>Al contrario i due verbi mariani, il custodire attivamente (syntēreō) e il mettere in relazione (symballein), cambiano le regole del gioco. Perché invitano ad abitare la complessità senza cercare risposte immediate, a tenere insieme le tensioni invece di risolverle prematuramente, a rallentare prima di condividere, a porsi domande invece di cadere nelle polarizzazioni, a integrare le informazioni nel cuore (che nella Bibbia è l’organo del sentire, del pensare e dell’agire) trasformandole in conoscenza che forma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo psicologo Riccardo Fessia ha portato questa riflessione sul piano clinico: nella sua professione incontra sempre più persone con sofferenze legate all&#8217;uso delle nuove tecnologie: ansia, depressione, isolamento sociale, disturbi alimentari, aggressività, aumento dei disturbi dell’attenzione. La difficoltà stessa a mantenere la concentrazione è «una reazione coerente a un ambiente in cui l’attenzione è la risorsa più contesa», così come il multitasking &#8211; la capacità di fare più cose contemporaneamente &#8211; comporta rapidi spostamenti di attenzione che si traducono in «fatica cognitiva, distraibilità e possibilità di fare errori». Oggi stiamo perdendo la capacità di creare uno spazio di silenzio che, lontano da tutti gli stimoli, ci possa permettere di pensare. Perché è nel silenzio che capiamo cosa ci manca e accogliamo la parola dell’altro: «per questo gli psicoanalisti stanno per la maggior parte del tempo in silenzio». E proprio la scoperta e la coscienza di una mancanza è in grado di farci capire qual è il nostro desiderio. «Per desiderio intendo vocazione– ha spiegato il dott. Fessia – e capire il nostro desiderio significa dare un senso alla vita, allargare gli orizzonti della vita, rendere la vita viva e degna di essere vissuta». Invece «il rischio è che se siamo bombardati continuamente da mail, da notifiche, da video», in una parola dal frastuono digitale, «non riusciamo a capire qual è il nostro desiderio, la nostra vocazione» e in più «rischiamo di realizzare il desiderio di un altro. Quello che ci viene suggerito dall’algoritmo». Viceversa l’atteggiamento interiore di Maria invita a vivere in pienezza e conduce verso la risposta piena alla propria vocazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Don Elenio Abis, assistente ecclesiastico del MEIC, ha chiuso il cerchio con la tradizione monastica cristiana della «cella del cuore»: un rientrare in sé stessi che è ben diverso dal chiudersi in sé stessi vissuto dai cosiddetti Hikikomori, che si ritirano dal mondo per autodifesa, paura del giudizio, senso di inadeguatezza o trauma (e proprio l’Italia ha il più alto tasso di ragazzi che hanno questo disturbo, osservava il dott. Fessia). Invece la cella interiore, di cui fa l’elogio il monaco camaldolese San Pier Damiani († 1072), è «l’officina spirituale» dove si restaura la propria immagine deturpata dalle «incrostazioni» che provengono dalla vita esterna e si depositano nello spirito, nell’anima e nel corpo, ha detto don Elenio, così che possiamo ritornare a essere «immagine di Dio». Ma la cella è anche «il campo di battaglia, l’arena dove si fa guerra ai demoni» e si conosce sé stessi. «Nella cella interiore siamo protagonisti, mai schiavi» perchè «qui si forma una maturità libera e una libertà matura». È anche passare «dal caos al cosmos», termine che rimanda alla bellezza (da qui deriva l’aggettivo cosmetico) e, di nuovo, all’immagine restaurata. La cella, poi, è dove il cuore crea spazi dilatati di carità (dilatentur spatia caritatis) per unirci agli altri e per rendere possibile una «stabilità» interiore. E proprio «Maria è modello supremo di stabilitas cordis».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il convegno si è chiuso con una domanda posta dal moderatore ai tre relatori: è possibile il silenzio nel mondo dei social? Il comunicatore è stato cauto riservandosi di guardare all’evoluzione futura; lo psicologo ha sottolineato che il silenzio spaventa e bisogna imparare a conoscerlo e a praticarlo. Il teologo ha risposto con decisione: «È possibilissimo. Perché l&#8217;abbiamo creato noi questo rumore. E possiamo, se vogliamo, fare silenzio». Come quando saliamo in aereo e mettiamo il telefono in modalità offline. Allora «c’è da recuperare una disciplina interiore, che non è costrittiva, ma liberante». Lo psicologo si è detto d’accordo perché «una delle principali cause dell’ansia tra i giovani è la mancanza di regole», che stiano sopra di loro, che gli diano dei confini e gli permettano di contenere sé stessi e le proprie emozioni. «Una disciplina serena. Fisica, mentale e spirituale – ha aggiunto don Elenio &#8211; che ti fa fare esperienza di un dominio di te stesso. E si può».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>🆕 BITTI &#8211; &#8220;SOS SINNOS&#8221; DI MICHELANGELO PIRA SABATO 23 MAGGIO ALLE 20.30</title>
		<link>https://www.newsarde.it/dai-comuni/%f0%9f%86%95-bitti-sos-sinnos-di-michelangelo-pira-in-scena-sabato-23-maggio-alle-20-30/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 14:27:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dai Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Musica e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cronaca Nuoro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[BITTI &#62; Sabato 23 maggio, alle ore 20.30, in piazzetta Giovanni Pittalis, andrà in scena “Sos Sinnos”, trasposizione musico-teatrale in prosa dell&#8217;omonimo saggio, opera dell’antropologo e scrittore bittese, Michelangelo Pira.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BITTI &gt;</strong> Sabato 23 maggio, alle ore 20.30, in <strong>piazzetta Giovanni Pittalis</strong>, andrà in scena <strong>“Sos Sinnos”,</strong> trasposizione musico-teatrale in prosa dell&#8217;omonimo saggio, opera dell’antropologo e scrittore bittese, <strong>Michelangelo Pira.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di e con <strong>Giovanni Carroni, &#8220;Sos Sinnos&#8221;</strong> è una produzione <strong>Bocheteatro </strong>con la partecipazione straordinaria dei <strong>&#8220;Tenores di Bitti Mialinu Pira&#8221;, </strong>ensamble canoro-musicale ed etnomusicologico intitolato all&#8217;indimenticato pensatore e composto da <strong>Omar Bandinu</strong> (bassu), <strong>Marco Serra</strong> (contra), <strong>Arcangelo Pittudu</strong> (oche e mesu oche), <strong>Bachisio Pira</strong> (oche e mesu oche).</p>
<p>Le parole e le profonde riflessioni di Pira saranno oltremodo corroborate e acquisiranno ulteriore &#8220;vita scenica&#8221; grazie alle musiche originali, eseguite dal vivo, del mandoloncellista <strong>Mauro Mibelli.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pubblicato postumo nel 1983 a tre anni dalla morte dell&#8217;autore, intellettuale che ha lasciato un grande vuoto nella cultura isolana, <strong>&#8220;Sos Sinnos&#8221; </strong>di <strong>Michelangelo Pira</strong> rimane ancora oggi il tentativo documentato più importante di utilizzo della lingua sarda &#8211; nella variante bittese &#8211; per un’opera di respiro mondiale, che facesse propri gli esiti più importanti della letteratura e delle scienze umane del ‘900.</p>
<p>Un progetto che esprime la volontà e la consapevolezza di rivendicare un’identità, di non disperdere una memoria dei valori e dei luoghi e di recuperare il senso di appartenenza ad una comunità; in altre parole, un&#8217;opera che dischiude un mondo nel quale ciascuno di noi può ritrovarsi e riconoscersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;evento è promosso dal <strong>Comune di Bitti</strong> con il patrocinio della <strong>Riserva della Biosfera MaB Unesco di Tepilora, Rio Posada e Montalbo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molto suggestiva, peraltro, la location; uno spazio scenico urbano, ricavato all&#8217;interno del centro storico nell’area museale del paese.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>🆕 OROSEI &#8211; CHIESA &#8220;SANTA MARIA &#8216;E MARE&#8221;, DOMENICA 31 MAGGIO 50° DELLA RICONSACRAZIONE</title>
		<link>https://www.newsarde.it/dai-comuni/%f0%9f%86%95-orosei-chiesa-santa-maria-e-mare-domenica-31-maggio-50-della-riconsacrazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 11:19:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dai Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cronaca Nuoro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[OROSEI &#62; Domenica 31 maggio 2026 si celebrerà ad Orosei la Festa di Santa Maria ‘e Mare, un evento peculiare e affascinante, noto per la caratteristica processione delle barche lungo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>OROSEI &gt;</strong> Domenica 31 maggio 2026 si celebrerà ad Orosei la Festa di <strong>Santa Maria ‘e Mare</strong>, un evento peculiare e affascinante, noto per la caratteristica processione delle barche lungo il fiume Cedrino, che accompagnano il simulacro della Vergine fino alla piccola chiesa campestre a lei consacrata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La festa inizia con <strong>“sa mutatura”</strong>, l’infioritura delle barche dei pescatori realizzata da volontari e fioristi locali. Nel pomeriggio prende vita una spettacolare processione sull’acqua lunga 2 km, seguita dai fedeli a piedi e da gruppi in costume tradizionale. La celebrazione si conclude con la messa, musica e balli sardi, oltre alla distribuzione di panini con polpo e vino locale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ricorrenza, che ogni anno cade l’ultima domenica di maggio, questa volta sarà particolarmente speciale: si tratta del 50esimo anniversario della riconsacrazione della chiesa, avvenuta nel 1976.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per l’occasione, nei profili social del “Comitato Santa Maria &#8216;e Mare Orosei” (che si occupa di organizzare l’evento) è stato progettato un vero e proprio viaggio nel tempo: attraverso i volti e le voci di chi ha vissuto in prima persona l’abbandono e la rovina dell’edificio e, in seguito, il suo ripristino e la riapertura al culto, è possibile costatare il legame profondo della comunità costiera con la propria fede e le tradizioni locali. Uno dei post recita così: “Abbiamo capito che non esiste modo migliore per raccontarla, se non ascoltando. Ascoltando chi ha vissuto ogni momento, chi ha creduto in questa festa e l’ha portata fino a noi. Per questo abbiamo creato un percorso video che ci accompagnerà, giorno dopo giorno, fino alla festa di quest’anno. Un cammino fatto di memoria e cuore. Sarà un viaggio lungo, ma profondamente emozionante. Per voi, come lo è stato per noi. Perché Santa Maria non è solo una festa. È casa. È appartenenza. È qualcosa che si sente dentro. E adesso è il momento di riviverlo. Insieme.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra i protagonisti dei video, ci sono <strong>Giuseppina Manca</strong> e <strong>Paolo Guiso.</strong> Nel corso della Seconda guerra mondiale, la chiesa fu occupata da un contingente militare. Successivamente la struttura fu abbandonata e, con il passare degli anni, ne conseguì il deterioramento. Attraverso lo schermo veniamo proiettati nel 1975, quando <strong>Giuseppina Manca</strong>, ai tempi maestra dell’elementari, decise di accompagnare le sue studentesse di quinta per una tanto agognata passeggiata scolastica lungo l’argine del fiume, fino alla chiesa di Santa Maria. Le cattive condizioni del luogo spinsero le bambine e la maestra a portare avanti una campagna di sensibilizzazione che giunse, sottoforma di lettera, ai fratelli <strong>Giuseppe e Giovanni Guiso</strong> (veri proprietari dell’edificio). Davanti ad un tale impegnato entusiasmo, essi non poterono fare altro che provvedere al restauro, preoccupandosi interamente delle spese. La chiesa di Santa Maria fu riaperta al culto nel 1976.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo racconto, insieme all’emozionante descrizione della prima festa dopo la riapertura e agli aggiornamenti sul programma 2026, è possibile visionarlo tramite i profili social del <strong>“Comitato Santa Maria &#8216;e Mare Orosei”.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>🆕 GIORGIO ASPRONI &#8211; A NUORO DUE GIORNATE DEDICATE ALLA SUA FIGURA</title>
		<link>https://www.newsarde.it/cultura-sardegna/%f0%9f%86%95-giorgio-asproni-a-nuoro-due-giornate-dedicate-alla-sua-figura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 10:27:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[NUORO &#62; Oggi, Venerdì 15 maggio e domani, sabato 16, presso l’auditorium della Biblioteca Satta a Nuoro, si terrà un convegno nazionale dedicato alla storica figura di Giorgio Asproni (1808&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>NUORO &gt;</strong> Oggi, Venerdì 15 maggio e domani, sabato 16, presso l’auditorium della Biblioteca Satta a Nuoro, si terrà un convegno nazionale dedicato alla storica figura di <strong>Giorgio Asproni</strong> (1808 &#8211; 1876), promosso dall’omonima fondazione. Saranno presenti esperti provenienti da diverse università italiane, tra cui storici, ricercatori, registi e sociologi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due giornate di studio, approfondimento e divulgazione che avranno come obiettivo la rievocazione del pensiero politico e civile di una delle figure più significative del Risorgimento italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un intellettuale bittese, Giorgio Asproni, Deputato del Regno di Sardegna e poi del Parlamento italiano. Durante la sua carriera difese sempre i diritti dell’Isola, guidato da fermi principi di giustizia, equità e progresso. Oltre alle famose lotte per ottenere importanti servizi quali un telegrafo per Nuoro, ferrovie e infrastrutture agricole, fu tra i primi a sostenere che senza l&#8217;autonomia regionale l&#8217;Unità avrebbe perso qualsiasi senso per la Sardegna. “Non Flectar”, recita l’epitaffio inciso sulla sua tomba, “non mi piegherò”, a simboleggiare quella coerenza di cui fece il proprio vessillo. Il suo diario politico e il nutrito epistolario risultano preziosissime fonti storiche per gli studiosi del periodo risorgimentale, fungendo da varco verso i cambiamenti politici e sociali dell’Ottocento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saranno proprio questi testi l’origine del dibattito che oggi e domani coinvolgerà non solo esperti, ma anche i giovani studenti del liceo Asproni di Nuoro, che verranno premiati in quanto partecipanti al concorso bandito dalla Fondazione. In questo modo sarà possibile incoraggiare le nuove generazioni allo studio e alla ricerca storica su una figura che diede un fondamentale apporto nella costruzione dell’identità democratica sarda. Allo stesso tempo si potrà dimostrare come il pensiero di un uomo vissuto oltre duecento anni fa si rifletta ancora sul presente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco, nel dettaglio, il programma della due giorni asproniana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Venerdì 15 maggio, ore 11.00</strong> – <em>Sessione inaugurale</em></p>
<p>Presiede Maddalena Brunetti, Fondazione Giorgio Asproni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interventi:</p>
<p>Fulvio Conti, <em>Università degli Studi di Firenze</em><br />
Maria Corona Corrias, <em>Università degli Studi di Cagliari</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 15.30</strong>, <em>Sessione I –</em> <strong>Giorgio Asproni tra politica, reti intellettuali e impegno civile</strong></p>
<p>Presiede Marco Pignotti, <em>Università degli Studi di Cagliari</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interventi:</p>
<p>Salvatore Mura, <em>Università degli Studi di Sassari</em><br />
Stefano Pira, <em>Università degli Studi di Cagliari</em><br />
Chiara Manganelli, <em>Università degli Studi di Cagliari</em><br />
Alice De Matteo, <em>Università degli Studi di Salerno</em><br />
Gabriele Paolini, <em>Università degli Studi di Firenze</em><br />
Marco De Nicolò, <em>Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 16 maggio, ore  9.00</strong> &#8211; <em>Sessione II –</em> <strong>Laicità, istituzioni e memoria pubblica nell’Italia postunitaria</strong></p>
<p>Presiede Roberta Laconi, <em>Biblioteca regionale e tutela beni librari, Regione Sardegna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interventi:</p>
<p>Annico Pau, <em>Associazione Mazziniana Italiana</em><br />
Roberto Ibba, <em>Archivio di Stato di Cagliari</em><br />
Maria Rita Longhitano, <em>Biblioteca regionale e tutela beni librari, Regione Sardegna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ore 10.15, <em>Tavola rotonda</em> – <strong>Laicità e politica oggi: l’eredità di Asproni nel XXI secolo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interventi:</p>
<p>Maddalena Brunetti, <em>Giornalista</em><br />
Alessandra Corrias, <em>Sociologa</em><br />
Mauro Pala, <em>Università degli Studi di Cagliari</em><br />
Gavino Angius, <em>Fondazione Giorgio Asproni</em><br />
Alessandra Usai, <em>Regista</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ore 11.45, <strong><em>Premio studenti “Giorgio Asproni”</em></strong></p>
<p>Coordina Dario Cosseddu, <em>Fondazione Giorgio Asproni</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Conclusione dei lavori<br />
Idimo Corte, Presidente della <em>Fondazione Giorgio Asproni</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>LIBRI &#8211; &#8220;IL PRINCIPE DELLA REPUBBLICA&#8221; DI ROBERTO DERIU</title>
		<link>https://www.newsarde.it/cultura-sardegna/libri-il-principe-della-repubblica-di-roberto-deriu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[NUORO &#62; Verrà presentato in prima regionale a Nuoro, giovedì 7 maggio alle ore 17.30 nell&#8217;auditorium della biblioteca Satta, &#8220;Il principe della Repubblica&#8221; &#8211; Protagonisti e dinamiche della democrazia in&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>NUORO &gt; </strong>Verrà presentato in prima regionale a Nuoro, giovedì 7 maggio alle ore 17.30 nell&#8217;auditorium della biblioteca Satta, <strong>&#8220;Il principe della Repubblica&#8221; &#8211; </strong>Protagonisti e dinamiche della democrazia in Italia -, il nuovo libro di <strong>Roberto Deriu</strong> (Castelvecchi, 210 pag.), a cura di <strong>Carlo Sanna</strong> con prefazione di <strong>Arturo Parisi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>At­traverso un dialogo tra esperienza e teoria, <strong>&#8220;Il Principe della Repubblica&#8221;</strong> raccoglie oltre trent’anni di scritti politici, una riflessione organica sul­la natura della democrazia e sulle dinamiche del potere.  Un&#8217;indagine sul ruolo dei partiti, il valore dello Stato di diritto e la tensione tra élite e partecipazione.</p>
<p>La politica emerge come pratica con­creta, segnata da vincoli, risorse e decisioni, ma anche come arte del servizio e della responsabilità.</p>
<p>Tra analisi disincantata e tensione etica, il volume propone strumenti per comprendere e abitare la complessità della vita pubblica, restituendo alla poli­tica il suo significato più esigente e necessario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È stato presentato in anteprima nazionale a Palermo il 24 aprile scorso e in occasione dell&#8217;appuntamento nuorese di giovedì 7 maggio abbiamo scambiato alcune considerazioni con l&#8217;autore su diversi temi da lui trattati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Da più parti si respira l’esigenza, l&#8217;auspicio, affinché i cattolici riaprano il discorso sociale, e quindi politico</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Già il nome da Pontefice, <strong>Leone XIV°, </strong>richiama quello che è il programma di <strong>Papa Prevost</strong>. Riaprire la questione sociale dentro la Chiesa. In modo forse meno suggestivo di Francesco, meno millenaristico, più concreto, più riformista, cioè cristiano. Non c&#8217;è riflessione seria che non interpelli il cristiano all&#8217;azione politica. Nel momento in cui noi vediamo una società sofferente, ingiusta, siamo mossi alla ricerca della giustizia; così quando vediamo che non è libera muoviamo alla ricerca della libertà. In questo senso il cristiano è il &#8220;sale della terra&#8221;, colui che lavora su ciò che manca, sull&#8217;insoddisfazione. Questo è il tipico lavoro della politica, quella democratica e riformista.</p>
<p>Poi c&#8217;è un&#8217;altra politica, la politica della conservazione.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conservazione di cosa?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Non tanto delle forme esteriori, delle tradizioni, ma la conservazione dell&#8217;ordine sociale. Chi è forte vuole rimanere forte, chi è ricco vuole rimanere ricco. È per questo che io, personalmente, quando la politica, forse arbitrariamente, si è divisa tra destra e sinistra, ho fatto la scelta di non stare a destra. Perché comunque non mi interessava un discorso di conservazione dello status quo, ma di cambiamento.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Si parla anche di destre sociali</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Anche nella tradizione democristiana in tanti sono andati a destra e hanno provato a costruire soggetti e politiche che però non hanno avuto grande successo. Molti si sono intruppati nella creatura politica di Berlusconi.</p>
<p>Che Berlusconi fosse un riformista io non lo credo. C&#8217;erano troppi interessi da salvaguardare, da proteggere, da conservare. Quindi quel conservatorismo, a mio parere, non è aderente alla necessità di una politica dell&#8217;insoddisfazione. Come ho detto, mancanza di libertà, mancanza di giustizia, mancanza di uguaglianza, che sono invece le motivazioni dei cristiani quando si accostano alla politica, sempre volti al cambiamento.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bipolarismo vs Centrismo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Che si debba per forza stare destra contro sinistra, io non lo penso. Se vogliamo, non è neanche vero. Noi ci siamo dati un sistema elettorale, la rivoluzione con il passaggio dal proporzionale al maggioritario al quale anche io ho contribuito, e oggi me ne sono pentito. Ma il maggioritario ci spinge ad &#8220;affasciare&#8221;, destra da una parte e sinistra dall’altra. Pur di avere più forza degli altri ci spinge a fare dei &#8220;fasci&#8221;, a raccogliere anche chi magari non è d&#8217;accordo. O chi, magari, ci trascina in una direzione sbagliata che noi non vogliamo, o meglio, non vorremmo.</p>
<p>Ma è molto difficile fare Governo senza raccogliere istanze &#8220;centriste&#8221;. Tant&#8217;è che entrambe le coalizioni vogliono essere sempre definite di centrodestra o di centrosinistra. Adesso abbiamo la novità del campo largo, dei progressisti. Però quando si governa c&#8217;è sempre da valutare, nel mezzo della scena, tutte le opzioni; non si può essere strabici e guardare a destra e sinistra contemporaneamente senza vedere ciò che si ha di fronte. Quando siamo al Governo, la società noi la guardiamo dal centro, cioè nell&#8217;equilibrio degli interessi che devono essere mediati.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La grande lezione della Democrazia Cristiana</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Si, i problemi tecnici della mediazione, della trattativa, del negoziato, che io nel libro ho approfondito.</p>
<p>Quello del negoziato non è solo un meccanismo, un apparato tecnico. È, forse, la struttura stessa, fondante, quasi filosofica della politica; per questo motivo c&#8217;è una parte del libro interamente dedicata a questo.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Poi ci sono i contenuti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Da giovanissimo, avevo 22-23 anni, sono stato membro dell&#8217;ultimo Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. È difficile per me dimenticare di esserne stato parte effettiva. Non ero solo un semplice iscritto al partito, ma un dirigente nazionale, seppur in rappresentanza dei giovani.</p>
<p>E dico questo. La DC non è mai stata un partito integralista; ha vissuto una fase molto difficile di contrapposizione con la società italiana che è stato il referendum sul divorzio nel 1974. Quella è stata una battaglia in controtendenza rispetto alla storia della Democrazia Cristiana, una battaglia che fu persa. In quella fase la DC uscì dalla sintonia col paese reale. Molti democristiani votarono perché il divorzio fosse mantenuto. Perché si era contraddetto un metodo sino ad allora sempre usato; quello di un approccio laico e di un&#8217;interpretazione cristiana della democrazia.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il contenuto vero, fondante della politica è sempre stato la democrazia</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;C&#8217;era un uso popolare, anche nei paesi sardi, quello di definire la Democrazia Cristiana partito, &#8220;sa democrazia&#8221;. Perché comunque il fulcro non era il cristianesimo, se non nella partenza. Il punto centrale, nel senso dell&#8217;attività, dell&#8217;attenzione e della prospettiva, era appunto la coltivazione e la crescita della democrazia.</p>
<p>Come è stato possibile che l&#8217;Italia sia diventata democratica, uscita da vent&#8217;anni di governo fascista. Su questo bisogna leggere Moro.</p>
<p>Moro rappresenta il punto più alto di preoccupazione della Democrazia Cristiana sulla tenuta democratica del Paese. Ecco quindi il perché dell&#8217;apertura a sinistra, il centrosinistra e poi il compromesso storico, il governo di solidarietà nazionale. Si tentava di allargare le basi democratiche, di contagiare i tradizionali partiti di sinistra con il metodo democratico.</p>
<p>E lì bisogna spiegare cos&#8217;è il &#8220;metodo democratico&#8221;. Nel libro mi dilungo con tutta una parte dedicata a questo tema, dove non possiamo fare a meno di valutarne i principi liberali.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Liberale e liberismo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Il concetto di &#8220;liberale&#8221; in Italia è tendenzialmente abusato, se ne stravolge il significato.</p>
<p>Liberale non significa essere propensi ad assecondare il capitalismo in qualsiasi direzione esso &#8211; il capitalismo &#8211; vada. Non è nemmeno liberismo ma piuttosto l&#8217;assenza di regole nell&#8217;Economia, la mano invisibile che aggiusta tutto. No, il liberalismo è innanzitutto l&#8217;ideologia del costituzionalismo, ovvero la limitazione dell&#8217;assolutismo, la limitazione dei poteri e il suo equilibrio. Un concetto che nei giorni scorsi Re Carlo III° d&#8217;Inghilterra ha ricordato nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti d&#8217;America. E in questo oggi io vedo l&#8217;attualità di questo libro, temi che sono cruciali.</p>
<p>Una democrazia senza liberalismo, cioè senza Stato di diritto, dove non ci sia l&#8217;equilibrio tra i poteri e la sottomissione degli stessi alla legge, alla giustizia, alla Costituzione prima di tutto, non è una democrazia. È altro. La possiamo chiamare &#8220;democratura&#8221;, democrazia illiberale come la chiamava Orban, che per fortuna abbiamo messo da parte. Però possiamo smarrire il senso, il significato della parola democrazia se si omette di dire &#8220;liberale&#8221;. La formula più tecnica, più giuridica, più esatta è Stato di diritto.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E qui entra nel dibattito Marco Pannella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Mi si potrebbe chiedere: ma tu come passi da Moro a Pannella? Moro costruiva la democrazia in Italia nella fatica di dover accompagnare delle grandi masse rappresentate da partiti che si allontanavano, molto lentamente, dall&#8217;ortodossia marxista e, soprattutto, leninista. Pannella stava a tutela della qualità liberale della democrazia, come dire, più &#8220;radicalmente&#8221;, ovvero alla radice. Moro tentava di diffonderla, Pannella di difenderla nella sua essenza, nei suoi contorni anche teorici. Si appostava nei punti di crisi.</p>
<p>Uno di questi erano le carceri. Una democrazia con delle carceri disumane, degradanti, non è una democrazia. Perché nel punto più difficile, più sordido, dove viene custodito il reo, dove l&#8217;individuo viene privato della libertà personale, dove la &#8220;buona società&#8221; tenta di espellere il deviante, è lì che lo Stato deve essere agli antipodi del criminale e non, a sua sua volta, delinquere violando i più elementari diritti dell&#8217;uomo. È una zona di confine.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Stato e diritti dell&#8217;individuo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;È la vita privata, un&#8217;altra zona di confine. Parliamo del divorzio, dell&#8217;aborto, della normativa sul fine vita ed altre come la tolleranza verso quelle differenze nel mondo, così forti, da avere i 3/4 della popolazione mondiale sull&#8217;orlo della fame.</p>
<p>Pannella, possiamo dire, ha presidiato, in coerenza con la visione della democrazia, i punti dolenti.</p>
<p>Moro, invece, aveva un&#8217;altra funzione. Guidava un intero popolo verso l&#8217;accettazione anche teorica e culturale del concetto di democrazia, in un quadro dove coesistere era molto complicato, dove era l&#8217;intero mondo che doveva coesistere, quando ancora c&#8217;era la separazione tra Est e Ovest.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Politico, scrittore e giornalista, <strong>Roberto Deriu</strong> è stato per due mandati presidente della Provincia di Nuoro. È Consigliere regionale della Sardegna dal 2014. Nella massima Assemblea sarda attualmente ricopre il ruolo di capogruppo del Partito Democratico.</p>
<p>Autore di saggi politici e opere narrative, con il romanzo <strong>&#8220;La pantera di Bultei&#8221;</strong> ha vinto il <strong>Premio Internazionale Spoleto 2021</strong>.</p>
<p>Come giornalista, ha diretto la rivista politica<strong> «Chimera».</strong> Conduce la trasmissione culturale <strong>Gutenberg</strong> su Radio <strong>Onda Sarda.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla presentazione, oltre all&#8217;autore, interverranno <strong>Piero Comandini</strong>, <strong>Silvio Lai</strong> e <strong>Giuseppe Meloni. </strong></p>
<p>I lavori saranno coordinati da<strong> Elena Carta.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>BITTI &#8211; IL PAESE SI PREPARA A CELEBRARE LA MADONNA DELL&#8217;ANNUNZIATA</title>
		<link>https://www.newsarde.it/cronaca/bitti-il-paese-si-prepara-a-celebrare-la-madonna-dellannunziata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cronaca Nuoro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[BITTI &#62; Si avvicina sempre di più la terza domenica di maggio e presto gli abitanti di Bitti celebreranno uno degli appuntamenti religiosi più sentiti dal paese: la Festa della&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BITTI &gt;</strong> Si avvicina sempre di più la terza domenica di maggio e presto gli abitanti di Bitti celebreranno uno degli appuntamenti religiosi più sentiti dal paese: la <strong>Festa della Madonna dell’Annunziata.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il<strong> santuario de s’Annossata</strong>, come viene denominato in lingua locale, si trova a circa 7 km da Lodé e a 26 km da Bitti. L’edificio, circondato da un’affascinante ambientazione campestre, risale al diciottesimo secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La tradizionale novena, che precede la ricorrenza, avrà inizio il secondo venerdì del mese. I fedeli prenderanno alloggio nelle <em>cumbessias </em>(o <em>muristenes)</em>, piccole casette che circondano la chiesa e che offrono riparo ai pellegrini e domicilio ai devoti. Esse sono ben 53, a simboleggiare l’importanza del culto in onore della Beata Vergine per Bitti.</p>
<p>Il sabato, vigilia della festa, decine di cavalieri partiranno dalla Chiesa di Nostra Signora del Miracolo per arrivare al Santuario reggendo le <em>panderas</em>, tipiche bandiere votive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il martedì successivo, la cavalcata scorterà il simulacro della Madonna in ritorno verso il paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È consuetudine, per i fedeli che volessero compiere un atto di penitenza, recarsi a piedi da Bitti al Santuario. La lunga e faticosa camminata, che spesso viene compiuta alle prime luci dell’alba per scongiurare il caldo della stagione, ha una secolare storia alle sue spalle. I penitenti infatti, grazie all’intercessione del clero locale e diocesano presso il Papa Pio VII, ottennero nel 1804 <em>un’indulgenzia plenaria in Perpetuum. </em>Questa sarebbe conseguibile dopo essere stati confessati, comunicati e dopo aver visitato la chiesa. Fino agli anni sessanta del &#8216;900, il tragitto veniva spesso concluso sulle ginocchia, affrontando strade sconnesse anche per parecchie centinaia di metri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il complesso, che comprende la chiesa e i terreni circostanti, godeva un tempo anche del diritto d’asilo: l’immunità ai ricercati dalla Giustizia che avessero trovato rifugio presso la località.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>BUDDUSO&#8217; &#8211; Memoria popolare e archeologica</title>
		<link>https://www.newsarde.it/dai-comuni/budduso-memoria-popolare-e-archeologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paqujto Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dai Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[BUDDUSO&#8217; &#62; Coltzu Peppe &#8216;Istrale, buddusoino, era un anticlericale convinto e un materialista irriducibile. Avere queste idee in Sardegna era una colpa imperdonabile e causa di tutti i mali per&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BUDDUSO&#8217; &gt;</strong> Coltzu<strong> Peppe &#8216;Istrale</strong>, buddusoino, era un anticlericale convinto e un materialista irriducibile.</p>
<p>Avere queste idee in Sardegna era una colpa imperdonabile e causa di tutti i mali per sé, per i propri familiari e per l’intera comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così coltzu <strong>Peppe ‘Istrale</strong>, vissuto al periodo del Fascismo e della guerra di Spagna, era additato come colui che, pur non avendo mai varcato il mare, faceva la guerra ai Sardi. E questa sua fama si era sparsa anche nei paesi del circondario, i cui abitanti, non conoscendolo di viso, si intrattenevano con lui, parlandone male, accusandolo di ogni atrocità e a <strong>Peppe ‘Istrale</strong> non rimaneva altro che abbozzare e parlar male di sé stesso, addirittura confermando, visto che non era conosciuto, che era lui in persona a pilotare gli aerei da guerra che, dalla Spagna, venivano in Sardegna a bombardare i Sardi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inconsapevole di parlare con lui, qualcuno, interrogato sulle sorti della guerra di Spagna, rispose: ‘’Su saldu contr’a su saldu: b’est cussu ‘uddhusoinu, cussu conchi maccu ‘e Peppe ‘Istrale, chi ‘enit, bumbaldat e si che tòrrada! (Il sardo contro il sardo: c’è quel buddusoino, quella testa matta di Giuseppe ‘Istrale, che viene, bombarda e se ne ritorna!).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trovò la fine dei suoi giorni terreni a Buddusò, presso la Casa di Riposo, assistito dalle Suore. Ormai in punto di morte, in presenza di alcuni suoi parenti, chiese la Comunione e i conforti religiosi. I parenti, conoscendo bene le idee professate con vigore dal congiunto, meravigliati, provarono ad obiettare qualcosa, circa l’esistenza di Dio e di una vita ultraterrena, ma fu lui stesso a precederli rivendicando la facoltà del dubbio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando ebbe degli screzi con la moglie, ovviamente fu lui ad essere considerato il responsabile, e forse non a torto, visto anche il carattere dell’uomo, e fu costretto ad abbandonare la propria abitazione e a costruirsi una casupola addossata al nuraghe di <strong>Loelle </strong>(nella foto), in agro di Buddusò. Al tempo, le leggi per la conservazione dei beni archeologici lo consentivano, tanto più che il nuraghe non era ancora stato scavato ed era quasi completamente coperto dalla vegetazione. Io stesso ebbi modo di visitare la casupola, ormai disabitata e abbandonata, di coltzu <strong>Peppe ’Istrale.</strong> In quell’epoca, se non ricordo male, l’architrave d’ingresso del nuraghe era ancora integra e il nuraghe era oggetto di racconti, non provati scientificamente, salvo essere, poi, confermati dalle più moderne teorie, come, per esempio, il fatto che i nuraghe siano comunicanti tra loro tramite strutture murarie (cunicoli) o tramite terrazze usate come postazioni di vedetta. D’altronde, le vicissitudini che deve affrontare l’individuo, che decide di discostarsi dalla narrazione ufficiale, sono sempre le stesse.</p>
<p>E cioè: prima viene deriso, poi avversato violentemente e, in seguito, privato delle proprie brillanti teorie, innovative rispetto alla main stream, venendo accusato di aver asserito verità risapute e ovvie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comunque, i pastori erano consapevoli di trovarsi di fronte a qualcosa di insolito e di importante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nuraghe di <strong>Loelle</strong> era considerato in comunicazione con quello di <strong>Torroilè,</strong> distante qualche centinaio di metri in linea d’aria e ormai diroccato da molto tempo. Comunicanti, a Buddusò, secondo la memoria popolare, sono anche il nuraghe di <strong>Solteri</strong> con quello di <strong>Errere</strong>, <strong>Pelcio</strong> con <strong>Isàritta</strong>,<strong> Iselle</strong> con il nuraghe <strong>Ruju</strong>. Nell’altipiano di Buddusò, in località ‘’Olòlviga’’, era situata la ‘’fons salutis’’ dei latini. Si trattava di una vera e propria fontana, circondata da strutture a filari di stile nuragico, che insisteva attorno ad una goccia perenne, che trasudava direttamente dalla roccia, presso cui ci si bagnava per guarire dalle varie malattie. Come per tutte le costruzioni, comprese alcune chiese, come quella di san Paolo di Monti, che venivano utilizzate a scopo terapeutico, con pellegrinaggi penitenziali a piedi, o addirittura in ginocchio, il percorso per raggiungerle doveva essere inverso a quello per il ritorno, per non riprendere su di sé i mali lasciati nel viaggio. Così succedeva anche per la fonte di <strong>‘’Olòlviga’’</strong>. Il fenomeno cessò quando l’equilibrio idrogeologico della zona venne sconvolto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo la memoria dei buddusoini, presso <strong>‘’Olòlviga’’</strong> esisteva, addirittura, un castello che attualmente viene identificato con un nuraghe completo dei suoi mensoloni e delle sue strutture lignee, ma dall’ubicazione sconosciuta. Un’altra sorgente spontanea e perenne, ma, questa volta, di lacrime, esisteva fino a pochi anni fa, all’interno del centro abitato di Buddusò, nel cimitero di san Sebastiano. Dove, dalla tomba monumentale in marmo di monsignor Sini, il quale venne calunniato, sgorgava inspiegabilmente un rigagnolo che scendeva fin dentro il paese e si diceva che si trattasse proprio delle sue lacrime.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro nuraghe, oggetto di memorie, è il nuraghe di <strong>Ludurru</strong> che non ho avuto occasione di vedere, ma nel quale sembra sia stato ritrovato un ricco <strong>‘‘siddhadu’’</strong>, composto da pietre preziose e monete d’oro. Successivamente, in epoca storica, vi si rinvennero anche alcune spade di bronzo di notevoli dimensioni. In quella zona ci sono le <strong>‘’domus de janas de tia Antonina’’</strong> con la struttura incrinata da un fulmine. Altre ‘’domus de janas’’, sotto il profilo della memoria, hanno qualcosa da raccontare. Oltre alle <strong>‘’concheddhas de Checche’’</strong> (domus de janas di Checche), usate per indicare un luogo sperduto e di difficile localizzazione, ma anche per essere state utilizzate dalle donne e dai bambini di Buddusò, spaventati dal lugubre sferragliare dei carri armati tedeschi in ritirata, dopo la fine della seconda guerra mondiale, possiamo citare <strong>‘’sas concheddhas de Borucca</strong> (le domus de janas di Borucca), nelle quali sono evidenti gli esiti di un terremoto, infatti sono state ricavate in un masso rovesciato.</p>
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<p>Esistono anche diverse <strong>Tombe di Giganti,</strong> che hanno dato origine a diversi racconti popolari con un minimo di verità storica. Una di queste, in località <strong>‘’Su laccu’’</strong>, costiuita da quattro massi megalitici perpendicolari, disposti a coltello, si trova non molto lontano da <strong>‘’Loelle’’</strong> e dalla stazione dei <strong>soldati Romani</strong> che presidiavano le sorgenti del Tirso (Caput Tyrsi). Erano frequenti le scaramucce, tra i buddusoini e i soldati romani che si allontanavano dal loro accampamento, e spesso questi ultimi subivano perdite sul campo, come risulta da vari ritrovamenti, sul posto, di monete d’oro dalla datazione inequivocabile.</p>
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<p>Gli eventi sono plausibili. La zona, infatti, in epoca preromana, era il territorio, ora ricadente nel <strong>Logudoro</strong> e nel <strong>Monte Acuto</strong>, delle ferocissime, e temutissime dai Romani, tribù dei <strong>Balari (Balares). </strong></p>
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		<title>A Cagliari una Camaldoli per l’Europa.</title>
		<link>https://www.newsarde.it/cultura-sardegna/a-cagliari-una-camaldoli-per-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo Bruno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 17:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[«Verso una Camaldoli europea. Un codice per una nuova Europa» è il tema della tavola rotonda che si è svolta ieri nella sala Benedetto XVI del Seminario diocesano di Cagliari.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Verso una Camaldoli europea. Un codice per una nuova Europa» è il tema della tavola rotonda che si è svolta ieri nella sala Benedetto XVI del Seminario diocesano di Cagliari. Un evento promosso dal College sant’Efisio, dal Meic cagliaritano e dall’Associazione Nuova Camaldoli per stimolare un confronto che guarda al passato per orientare il presente.</p>
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<p>Da un lato il manifesto pubblicato nel 1945, redatto da intellettuali cattolici (tra cui La Pira, Fanfani, Moro, Andreotti) nel monastero di Camaldoli, per guidare la rinascita dell’Italia del dopoguerra, secondo considerazioni quanto mai attuali, che avrebbero poi inciso non solo sulla Costituzione italiana ma anche sul progetto europeo.</p>
<p>Dall’altro lato, ottanta anni dopo, il codice firmato da oltre cento universitari ed esperti cattolici e laici per richiamare quel documento programmatico e disegnare i nuovi tratti dell’Europa in questi tempi così complessi.</p>
<p>Due percorsi ricordati dal moderatore Franco Siddi, presidente di Tv2000, prima di passare la parola ai relatori.</p>
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<p>I diversi interventi hanno toccato aspetti diversi della situazione europea attuale, che è ancora in divenire, tanto che si può parlare di «compimento dell’Unione» in corso, poiché riguarda «ciò che permetterà di consegnare alle generazioni future ciò che è stato costruito da quelle che ci hanno preceduto: la libertà, la democrazia, il welfare; insomma, quel sistema valoriale, sociale, economico costruito attorno al primato della persona e all&#8217;inviolabilità dei diritti umani, che sono il fulcro del progetto europeo», secondo il testo del nuovo codice.</p>
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<p>Così Giovanni Lobrano (Università di Sassari) sottolinea l’importanza di strumenti come il fondamento etico, perché il diritto contemporaneo è basato sui rapporti di forza, non sull’etica, come pure la necessità di avere «occhi nuovi» per una «visione acuta, interrogativa» e il bisogno di fare un «balzo di qualità istituzionale» per rinnovare le istituzioni.</p>
<p>Parlando dell’identità europea millenaria, unica per gli incontri e le interazioni, il docente di diritto romano distingue tra la libertà germanica del V secolo che si sviluppa come limitazione del potere e la più antica cultura mediterranea (giudaico-cristiana e greco-romana) della partecipazione al potere, concetto più che mai cruciale per l’Europa.</p>
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<p>Luigi D’Andrea (Università di Messina, presidente nazionale del Meic) evidenzia la natura dell&#8217;Unione europea, che nasce come frutto di pace. Una scelta che porta gli Stati membri a «mettere insieme le materie prime della guerra: carbone, acciaio e poi energia atomica».</p>
<p>Parla di «Stati uniti d&#8217;Europa in embrione», ossia stati sovrani che insieme prendono decisioni in ambito internazionale, e la necessità attuale di andare verso una vera federazione europea, con «passo deciso e rapido». Poiché «veniamo tutti da culture nazionali» serve un cambio di mentalità per dare «risposte continentali». Occorre risolvere la questione dell’unanimità e passare alla regola della maggioranza, agire sul bilancio e investire come Europa, secondo «la virtù della prudenza» che non significa frenare il passo, ma camminare come la realtà ti impone, accelerando quando serve.</p>
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<p>Francesco Pigliaru (Università di Cagliari), citando il rapporto Draghi e il rapporto Letta, mette l’accento sul fatto che, per la prima volta, la crescita dell’Europa non verrà sostenuta dalla crescita demografica. Di conseguenza bisognerà concentrarsi su produttività ed efficienza, anche con il rischio che siano disumane. In quest’ottica, però, potrà rivelarsi preziosa l’intelligenza artificiale se verrà utilizzata «come complemento, non come sostituzione». Ad esempio per la formazione continua dei lavoratori, per fornire nuove competenze ai lavori non qualificati, per affiancare i professionisti in alcuni compiti precisi (task). Senza contare che l’IA ci potrebbe consentire di dedicarci meglio ad altri ambiti dove l&#8217;umanità non è sostituibile, come la cura della persona.</p>
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<p>Luca Lecis (Università di Cagliari) auspica che possa rinnovarsi anche oggi lo slancio di quei «giovani laureati e studiosi, amici di Camaldoli che condividevano una esperienza generazionale comune», sia come riscoperta delle radici europee sia come visione partecipativa dal momento che i giovani hanno già una mentalità abituata a non fermarsi ai confini nazionali.</p>
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<p>In altre parole «abbiamo bisogno di persone solidali, lungimiranti e creative», secondo la sintesi di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei.</p>
<p>Conclude la tavola rotonda Francesco Gagliardi (Associazione Nuova Camaldoli) con un filmato realizzato con l’intelligenza artificiale dedicato alla democrazia sotto esame e alla riconnessione civica in Italia.</p>
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